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Mary Ainsworth e gli stili di attaccamento

  1. Ainsworth e collaboratori ritengono che le differenze individuali nei comportamenti dei bambini riscontrate nel loro Primo anno di vita, sono determinate da differenti modelli d’ interazione genitore/bambino.
  2. Tali modelli interattivi influenzano il funzionamento generale del comportamento d’attaccamento che di riflesso condizionerà lo sviluppo della personalità e delle relazioni che l’individuo stabilirà nel futuro.

La ricerca condotta da M. Ainsworth ha messo in evidenza che esistono differenti modelli d’attaccamento in rapporto alle differenti rappresentazioni mentali, ovvero ai modelli operativi interni di un essere umano.

Per modello operativo interno s’intende una costruzione della rappresentazione mentale di un aspetto della realtà esterna, degli altri, del se, che il bambino si è attivamente creato. Tale modello è una componente integrale delle condotte di attaccamento e determina la modalità di valutazione dell’esperienza e il comportamento (Bowlby) presente e futuro (pensiero, emozione, ricordo, piani d’azione).

I modelli operativi interni si sviluppano sotto forma di copioni in cui sono riportati schemi di eventi che agiscono come moduli di base della rappresentazione mentale (Bretherton). In questa ottica, la memoria del bambino è organizzata in base ad azioni e risultati di azioni, pertanto il modello operativo interno della relazione genitore bambino sarà formato da tutta la storia delle azioni del bambino, delle interazioni bambino/genitore e dall’esito dei suoi tentativi e risultati, delle sue intenzioni e dei suoi sforzi di riguadagnare l’attenzione del genitore anche in assenza di questi.

Il modello operativo interno della relazione con la figura di attaccamento non rifletterà un immagine oggettiva del genitore, quanto piuttosto la storia delle sue risposte alla azioni/ richieste del bambino nei confronti della sua figura d’attaccamento.

I modelli operativi interni, ovvero la conoscenza di se e dell’altro nasce dalle relazioni basate sugli eventi sin dal loro insorgere, pertanto anche un bambino nella prima infanzia possiede un modello operativo interno della relazione.

Poiché non esiste un concetto di “figura d’attaccamento” indipendente dalla relazione basata sugli eventi che il bambino vive con la sua figura d’attaccamento, relazioni diverse daranno luogo a rappresentazioni diverse fin dall’inizio dei processi rappresentativi. Inoltre le differenze esistenti fra individui nelle rappresentazioni di relazioni d’attaccamento sono un numero finito e si possono specificare in un certo numero di organizzazioni centrali.

Ciò è dovuto al fatto che abbiamo a che fare con una tendenza di base biologica, quella cioè di mantenere un contatto con una figura significativa. Tale figura di attaccamento può dare un numero limitato di risposte a questa ricerca di prossimità, mostrandosi accessibile al bambino (dando luogo cosi all’organizzazione sicura), oppure può dimostrarsi accessibile in modo imprevedibile (dando luogo all’organizzazione insicura /ambivalente), oppure può negare la sua accessibilità (dando così luogo all’organizzazione evitante).

I modelli operativi interni costituiscono pertanto dei pilastri importanti e portanti della personalità. Come per il concetto di oggetto di Piaget, i modelli operativi interni non sono passive introiezioni dell’esperienza passata, ma costruzioni attive e organizzate che esistono al di fuori della consapevolezza e resistono ai forti cambiamenti.

Essi pertanto sono relativamente stabili se permane una certa stabilità nel contesto di vita. Un’eventuale loro revisione avviene, ma con difficoltà durante alcuni periodi della vita (l’adolescenza ad esempio).

Le ricerche degli ultimi anni hanno affermato che esiste una trasmissione intergenerazionale di tipo psicologico dei modelli operativi interni e pertanto del pattern di attaccamento. Ciò sta ad indicare che esiste una notevole concordanza tra i modelli operativi interni dei genitori e quelli dei loro figli. Pertanto i modelli operativi interni di un adulto corrispondono alla tipologia d’attaccamento sperimentata nell’infanzia che influenza lo stato della mente in età adulta.

Modello = rappresentazione mentale che duplica, copia un pattern di relazioni osservate nella realtà;

Operativo = agire con i comportamenti il modello delle relazioni osservate e copiate nella e dalla realtà;

Interno = accettare, assimilare e riprodurre automaticamente le credenze, i valori gli atteggiamenti, le abitudini del background socioculturale in cui l’individuo cresce, ciò determina che la personalità sarà in accordo con tali credenze e valori.

Categorie di base dei principali modelli d’attaccamento in età infantile: la strange situation

La strange situation è un’osservazione di laboratorio breve e strutturata per genitori e bambini che permette di rilevare differenti risposte comportamentali dei bambini e dei loro genitori in specifiche condizioni: vengono fatti vedere la stanza, i giochi e una persona estranea, il genitore entra ed esce due volte.

 

Il fine di questa ricerca, è quello di categorizzare un certo numero di organizzazioni centrali, di differenti modelli operativi interni della relazione bambino/ figura significativa che il bambino stesso ha costruito attivamente in base alle risposte della mamma alle sue richieste di prossimità (vicinanza). Così come nelle sperimentazioni di Piaget sulla permanenza dell’oggetto, i bambini rivelano la loro crescente conoscenza dell’oggetto attraverso un cambiamento di comportamento in assenza di questo, in modo analogo l’acquisizione e la forma del modello operativo interno riguardante il partner saranno facilmente manifestate dal bambino in assenza di questi.

 

Quindi il comportamento durante la separazione e al momento della riunione, che segue immediatamente la separazione, sarà particolarmente ricco d’informazioni riguardo il modello operativo interno del Sé e del partner. La “Adult Attachment Interview” Di C. George, N. Kaplan, M. Main L’A.A.I. (Adult Attachment Interview) fu preparata allo scopo di poter svolgere indagini rispettivamente su descrizioni di relazioni, ricordi specifici e contraddittori, valutazioni di relazioni durante l’infanzia degli adulti e valutazioni attuali delle stesse esperienze e relazioni.

 

Ai genitori fu chiesto di descrivere con cinque aggettivi il loro rapporto con i loro genitori e poi di spiegare perché avevano scelto quegli aggettivi. In seguito fu loro chiesto cosa facevano da bambini quando erano turbati, se si erano sentiti rifiutati in caso positivo perché pensavano che i loro genitori avessero agito in quel modo. Fu anche domandato se mai i loro genitori avessero minacciato di separarsi, se c’erano stati cambiamenti rilevanti nel rapporto con loro dall’infanzia ad oggi e cosa provavano nei loro confronti nel momento attuale. In ultimo fu loro chiesto in che modo pensavano che quelle esperienze potessero aver influito sulla loro personalità di adulti. Venne vagliata qualsiasi contraddizione e incoerenza.

 

I genitori sicuri tendevano a considerare importanti le relazioni d’attaccamento, sia quelle in senso generale che astratto; consideravano l’attaccamento e le esperienze ad esso connesse elementi che hanno un’influenza decisiva sulla personalità. Nello stesso tempo erano obiettivi nel descrivere le singole relazioni. Molti di questi genitori ricordavano esperienze precoci positive.

 

Altre due caratteristiche dei genitori sicuri erano la prontezza nel ricordare e la facilità nel discutere gli argomenti relativi all’attaccamento; oltre a ciò non idealizzavano né i genitori né le esperienze passate.

I genitori valutati come insicuri mancavano delle qualità elencate sopra, liquidavano le relazioni d’attaccamento dicendo che avevano scarsa importanza e nessuna influenza: erano genitori di bambini insicuri evitanti.

I genitori che si rivelavano, dai resoconti, dipendenti dai loro genitori e cercavano di compiacerli in tutti i modi vennero classificati come invischiati e i loro figli erano valutati come insicuri ambivalenti.

 

In sintesi, i risultati di questo lavoro dimostrano quanto esposto precedentemente, ovvero che i modelli operativi interni si trasmettono di generazione in generazione e sono funzionali allo stabilirsi di pattern d’attaccamento più o meno equilibrati.

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