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Affettività e attaccamento

Cosa s’intende per affetto? Tale termine in ambito clinico definisce una risposta emotiva di un individuo ad una particolare situazione. Darò pertanto una descrizione sintetica della linea generale dello sviluppo affettivo, adottando una prospettiva che cerchi d’integrare il mio contributo teorico alle altre dottrine psicologiche.

L’evoluzione affettiva del bambino ha il suo inizio effettivo alla nascita con le prime reazioni emotive, espresse generalmente con il pianto e con le prime modalità di contatto con l’ambiente che lo circonda, comprese nel processo di attaccamento.

Il primo oggetto di ogni individuo è costituito dalla madre con la quale il bambino instaura gradualmente una relazione stabile che dura all’incirca tutto l’arco del primo anno di vita.

Gli scambi iniziali passano attraverso una fase caratterizzata dall’incapacità di distinguere se stesso, il proprio corpo dal mondo esterno, definita “di indifferenziazione” ad una successiva, nella quale egli acquisisce via via una precisa consapevolezza della propria realtà esterna e di quella interna.

In questo stadio iniziale, le esperienze affettive del bambino sono dipendenti dall’urgenza dei bisogni fisiologici fondamentali (fame, sete, sonno, bisogno di calore) pertanto gli oggetti esterni esistono per lui soltanto in relazione alla gratificazione di tali bisogni. Il bambino quindi non può fare altro che esprimere il disagio attraverso dei meccanismi inizialmente riflessi, che non hanno alcun valore intenzionale, ma costituiscono la base sulla quale gradualmente si svilupperà il processo della comunicazione.

La natura quando ha costruito l’uomo ha pensato a dotarlo di tutto ciò di cui avesse bisogno per la sopravvivenza fisica e psichica, l’evoluzione affettiva è pertanto sana quando il sistema accudente rispetta l’ordine degli eventi ordinati dalla scienza e basati sui principi veri dell’azione umana.

Pertanto il benessere del bambino dipende totalmente, soprattutto nei primi mesi di vita, dalla capacità della madre o di un suo sostituto di comprendere e soddisfare i suoi bisogni urgenti secondo i principi generali (scientifici) che guidano l’azione umana.
Se avviene ciò è inevitabile che il bambino sviluppi una solida fiducia negli altri che a sua volta costituisce il nucleo centrale di una stabile fiducia in se stesso.

Spitz ha isolato tre fasi evolutive che il bambino attraversa dalla nascita e lo vedono stabilire delle relazioni affettive con cose e persone.
• Il Narcisismo Primario: denota la condizione d’indifferenziazione fra il soggetto e il mondo esterno (0-3 mesi);
• L’Oggetto Precursore: inizia la comparsa del sorriso al volto umano in modo intenzionale ciò costituisce la prima risposta affettiva a carattere sociale, sebbene il lattante risponde con il sorriso a qualsiasi volto umano in movimento, posto di fronte a lui. Cessa inoltre di sorridere se il volto gli viene presentato di profilo ( tre otto mesi).
• L’Oggetto: (otto mesi) tale fase è caratterizzata da una reazione affettiva specifica “l’angoscia per l’estraneo”. Il bambino comincia a distinguere le figure familiari da quelle estranee reagendo con comportamenti di dispiacere (grida, pianto, reazioni di evitamento).
Da questo momento in poi l’intero repertorio socio affettivo del bambino si fa più complesso e compaiono sentimenti di collera, gioia, gelosia, la preferenza per un gioco particolare e vengono stabilite relazioni differenziate con altre figure familiari.

Comincia pertanto la formazione di una identità personale autonoma separata, che si realizza con l’acquisizione del concetto del “Proprio io”. A due tre anni l’identità trova un momento fondamentale nella fase della oppositività, si assiste ad uno spiccato egocentrismo, scoppi di collera, comparsa di condotte spesso in opposizione alle richieste parentali.

Nell’epoca della scolarizzazione, l’intero repertorio emotivo tende stabilizzarsi e il bambino impara progressivamente a gestire le emozioni che tendono ad interiorizzarsi e a diventare più equilibrate, ricche e contribuiscono a definire e caratterizzare un’immagine di sé.

 

Comportamento di Attaccamento

Secondo l’Oxoford Concise Dictionary, l’attaccamento è “l’atto di legarsi a qualcuno, legarsi in amicizia, farsi devoto”. Il comportamento di attaccamento è un comportamento innato funzionale a stabilire una relazione affettiva, discriminante, differenziata, con una persona o oggetto, che tende ad evocare una reazione dall’oggetto iniziando una catena d’interazioni che servono a consolidare la relazione affettiva.

Pertanto per comportamento di attaccamento ci si riferisce a quei processi per mezzo dei quali il picccolo mantiene la vicinanza con il suo custode principale, abitualmente sua madre.

In ambito clinico e preventivo il comportamento di attaccamento:

• Ha lo scopo di garantire la sopravvivenza fisica e psichica di un individuo appena nato;

• È un modo per concettualizzare la tendenza innata dell’essere umano a strutturare solidi legami affettivi con particolari persone;

• È una variabile clinica di cui lo specialista può avvalersi per comprendere varie forme di profondi turbamenti emotivi, di disturbi della personalità che possono insorgere a causa di deviazioni nello sviluppo del comportamento di attaccamento o più raramente a un mancato raggiungimento di questo.

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